Non so cosa fare della mia vita…


Forse la risposta non è nel futuro, ma in qualcosa che hai dimenticato del tuo passato.

Quel bambino che eri potrebbe ancora avere qualche indizio sulla strada che ti appartiene.

NON SO COSA FARE DELLA MIA VITA

“Non so cosa fare della mia vita.”

È una frase che prima o poi molti di noi si ritrovano a pensare.

Magari abbiamo un lavoro, una casa, delle responsabilità.

Eppure dentro rimane una domanda:

“È davvero questa la vita che voglio?”


Da bambini, però, questa domanda non esisteva.

Passavamo ore a giocare, costruire, disegnare, esplorare.

E c’era una cosa particolare:

il tempo sembrava scorrere senza che ce ne accorgessimo.

Non pensavamo se quello che facevamo fosse utile.

Lo facevamo perché ci piaceva.


Poi siamo cresciuti.

E lentamente abbiamo imparato cosa era importante.

Quale lavoro era rispettabile.

Cosa significava avere successo.

Cosa avrebbe reso orgogliosi i nostri genitori.

Cosa avremmo dovuto desiderare.

E senza accorgercene, abbiamo cominciato a mettere da parte una parte di noi.


È quasi come se la società ci chiedesse di “uccidere” quel bambino.

Di diventare seri.

Ragionevoli.

Adatti.

Di smettere di giocare e iniziare a costruire la vita che gli altri considerano giusta.

E quel bambino finisce lentamente in un angolo della nostra memoria.


Poi, molti anni dopo, riguardiamo una vecchia fotografia.

Vediamo quel bambino.

E spesso lo guardiamo come se fosse un’altra persona.

“Ero io quello?”

Sì.

Eri tu.

Quello non era qualcun altro.

Era te stesso prima che il mondo iniziasse a spiegarti continuamente chi dovevi essere.


E qui potrebbe esserci qualcosa di interessante.

Perché quello che amavamo fare da bambini potrebbe avere un collegamento con ciò che siamo portati a fare oggi.

Non necessariamente nella stessa forma.

Ma nello stesso modo di essere.


Immagina un bambino che passa ore con le costruzioni.

Mette insieme pezzi, prova, sbaglia, smonta e ricomincia.

Il tempo scorre e lui non se ne accorge.

Anni dopo quel bambino è adulto e scopre di amare il montaggio video.

Anche lì prende elementi diversi, li organizza, li combina, prova, modifica e costruisce qualcosa che prima non esisteva.

Vedi il collegamento?

Non sono le costruzioni a essere diventate il suo lavoro.

È rimasto lo stesso piacere di costruire.


E allora forse vale la pena tornare indietro.

Non per vivere nel passato.

Ma per osservare quel bambino con occhi nuovi.

Cosa faceva spontaneamente?

Cosa lo incuriosiva?

Cosa lo faceva perdere completamente la cognizione del tempo?

Cosa continuava a fare anche quando nessuno glielo chiedeva?


Forse troverai qualcosa.

Una passione dimenticata.

Un modo di ragionare.

Un bisogno di creare, esplorare, capire, raccontare, aiutare.

Non sarà necessariamente una risposta.

Sarà un indizio.

E quando non sai quale strada prendere, un indizio può essere molto più utile di una ricetta.


Quindi, se oggi pensi: “Non so cosa fare della mia vita”, prova a guardare indietro.

Non chiederti soltanto: “Cosa mi piaceva fare?”

Chiediti: “Cosa amavo fare, e cosa c’era dentro quel modo di farlo che mi faceva stare così bene?”

Perché forse quel bambino non ha tutte le risposte.

Ma potrebbe conoscere una parte di te che hai smesso di ascoltare.

La tua strada potrebbe non essere nel tuo passato.
Ma forse nel tuo passato c’è qualcosa che può aiutarti a riconoscerla.

Quel bambino non è rimasto lì.

È ancora dentro di te.

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